ecco cosa sta allontanando InvestCorp dal Milan

ecco cosa sta allontanando InvestCorp dal Milan
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Il nuovo impianto è al centro del progetto del fondo del Barhain, ma non solo: nessuno vuole mollare la vera fonte di reddito futura

E poi, dal nulla, è spuntato RedBird. Quando il passaggio a InvestCorp sembrava cosa fatta ma, soprattutto, un attimo dopo il sorgere di qualche intoppo, chiamiamolo così, nella trattativa tra il gruppo del Barhain e il Milan. Ma cosa è accaduto veramente e perché RedBird è considerato in questo momento un candidato più credibile? Il centro di gravità è il nuovo stadio. Non però come sarebbe facile immaginarsi, vale a dire perché senza le dovute rassicurazioni sulla futura costruzione dell’impianto InvestCorp avrebbe deciso di ritoccare l’offerta al ribasso. Piuttosto perché il nuovo San Siro è da tutte le parti in gioco considerato, a ragione, la vera, grande fonte di reddito. E nessuno vuole realmente uscire a mani vuote dall’affare. Nemmeno Elliott

Stando alle informazioni che abbiamo raccolto, infatti, il fondo Usa attualmente proprietario del Milan vorrebbe cedere il club mantenendo però una partecipazione sull’impianto che verrà. Il motivo è, come detto, facilmente intuibile: per quanto i nuovi proprietari possano lavorare al rafforzamento della squadra e ottenere ricavi maggiori dall’ingresso di nuovi, e più ricchi, sponsor, è lo stadio la gallina dalle uova d’oro. Lo stadio e quanto graviterà attorno al nuovo impianto: i negozi di lusso, i ristoranti e tutto quello che, anche InvestCorp, ha previsto per la futura casa del Milan. Che, per ribadire quanto scritto e detto nelle ultime settimane, sarà effettivamente pensata e costruita senza l’Inter. 

Di qui il raffreddamento della trattativa tra Elliott e InvestCorp – che ovviamente non ha alcuna intenzione di investire sapendo già di poter perdere parte dei profitti futuri -, l’inserimento di RedBird e il deciso cambio di rotta dei Singer nella direzione del nuovo, possibile acquirente. Ricordate quando si parlò della possibilità che Elliott rimanesse nel Milan con una quota di minoranza? Ecco perché.

E ancora: è davvero credibile che venga preferita un’offerta da un miliardo (tra l’altro in una fase ancora molto precoce della trattativa) a una da 1,2 miliardi? Francamente, al netto della volontà dei Singer di lasciare la società a chi garantisca solidità economica ed equilibrio finanziario, ci pare difficile. Elliott è pur sempre un fondo che, per definizione, deve trarre guadagno dalle sue operazioni. E duecento milioni, in questo senso, non sembrano un surplus trascurabile. 

Di certo la partita per la cessione del Milan non è ancora chiusa. Da una parte perché RedBird potrebbe anche avvicinare l’offerta di InvestCorp, dall’altra perché il fondo del Barhain potrebbe risolvere l’ultimo problema trovando i finanziatori che permettano di allargare la quota di equity stringendo, di conseguenza, il ricorso a prestiti. La palla, insomma, è ancora ferma a centrocampo. E il calcio d’inizio, quando chiunque si aspettava il triplice fischio, deve ancora essere dato. 

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