Rugby

I legami molto stretti tra il boss della FFR e l'”amico” MHR

I legami molto stretti tra il boss della FFR e l'"amico" MHR


Il Tribunale penale di Parigi si è immerso, lunedì, nei buoni uffici di Bernard Laporte nei confronti del Montpellier Hérault Rugby (MHR). Lo stesso boss della federazione francese di rugby descrive anche la struttura guidata dal suo coimputato Mohed Altrad come un “amico del club”.

Questi legami costituiscono il cuore del processo per favoritismo dell’uomo forte dell’ovale e presidente della FFR, la cui consegna di mitragliatrice sconcerta il presidente del tribunale. “Scusa, non ho capito”, “potrebbe ripetere il signor Laporte? “, gli chiede più volte Rose-Marie Hunault.

Secondo l’accusa, sarebbero in cambio di 180.000 euro pagati nel marzo 2017 dall’AIA, la holding del gruppo di Mohed Altrad, che Bernard Laporte sarebbe, in più occasioni, intervenuto a favore dell’imprenditore e del suo club, regnante. Campione dei primi 14.

Intervento nel rinvio di una partita di MHR

Il tribunale esamina per la prima volta un episodio risalente all’inizio del 2017. Il 17 marzo, la National Rugby League (LNR) ha deciso di posticipare due partite della Top 14 – MHR/Racing 92 e Castres/Stade Français – a causa di uno sciopero dei giocatori dello Stade francese.

Mohed Altrad è notoriamente contrario a questo rinvio e la FFR, sotto l’impulso di Bernard Laporte, accoglierà la sua battaglia prendendo una decisione estremamente rara: il suo ufficio federale “riformerà” (annullerà) la decisione della Lega, con la quale i rapporti sono quindi ai ferri corti.

Sequestro, la giustizia amministrativa finirà per giudicare illegale l’intervento del FFR. Ma per il Tribunale penale di Parigi resta una domanda: Bernard Laporte ha fatto prevalere gli interessi di Mohed Altrad che, davanti agli inquirenti, sosteneva di aver “concordato” con lui perché la FFR esercitasse questo diritto alla “riforma”?

All’udienza il boss del rugby tricolore smentisce formalmente e il presidente alza i toni. “Ho l’impressione che ci sia una piccola contraddizione, per non dire grande”, lancia Rose-Marie Hunault, la quale ricorda anche che una lettera della FFR indirizzata alla Lega in questo fascicolo era stata presentata prima della correzione di Mohed Altrad.

“Un alleato per noi”

“Non lo sapevo affatto”, assicura Laporte, pur indicando di capire che stiamo cercando il parere di Mohed Altrad e dell’MHR: “è un club amichevole ed è una persona brillante”. «È un presidente odiato dalla Lega e quindi per noi è un alleato», dice anche, riferendosi alla «guerra» che poi si oppose alle due autorità.

Quando la Procura nazionale delle finanze insinua che questo intervento sarebbe legato al contratto firmato nel 2017 tra i due uomini e al pagamento di 180.000 euro, il signor Laporte tenta una parata. “Non sono legato a Mohed Altrad, sono legato ad AIA”, la holding del suo gruppo.

Un altro fascicolo monopolizza la corte. A fine giugno 2017 la commissione d’appello della FFR dovrà pronunciarsi sulle sanzioni disciplinari inflitte in primo grado al club di Montpellier, in particolare la sanzione di 70.000 euro, per lo schieramento nel suo stadio di striscioni ostili alla Lega.

dialogo dei sordi

Richiesto da Mohed Altrad, Bernard Laporte chiama poi il presidente di questa commissione, Jean-Daniel Simonet, dopodiché la sanzione sarà ridotta a 20.000 euro.

– “C’era una particolare urgenza” per realizzare questo intervento?, chiede il presidente.

– “Voglio ascoltare i club, rispondo subito”, risponde il signor Laporte, che dice di voler solo conoscere la decisione e di non influenzarla in alcun modo. “Non ho mai chiesto nulla al signor Simonet”, insiste.

Il presidente insiste e ricorda le dichiarazioni in custodia di polizia disegnando una realtà meno chiara.

Sotto pressione, Bernard Laporte ammette poi di aver affermato, durante questa telefonata, che i club di Tolone e Montpellier erano ancora pesantemente sanzionati dalla Lega e che questa situazione doveva finire.

– “Ho detto che volevo che tutti fossero alla pari”, giustifica Bernard Laporte.

– “E non è un modo per intervenire?” “risponde il presidente.

– “Niente affatto”, assicura Bernard Laporte.

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