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“Gli africani hanno solide argomentazioni nel processo per l’ingiustizia climatica su cui stanno indagando”

"Gli africani hanno solide argomentazioni nel processo per l'ingiustizia climatica su cui stanno indagando"


Daerei che “seminano” le nuvole. O come causare la pioggia introducendo sostanze chimiche (argento, sodio, acetone) nei cumuli. Tale è la strana tecnica svelata a fine agosto dai servizi meteorologici del Niger per combattere la siccità. Il fine giustificherebbe i mezzi: in questo paese senza sbocco sul mare del Sahel, l’aridità prolungata mette a rischio i raccolti e il bestiame, aggrava l’insicurezza alimentare e aumenta la povertà. Ironia della sorte, alcune regioni del Niger sono state soggette dall’inizio di giugno a piogge torrenziali che hanno già causato più di 100 vittime e quasi 150.000 vittime.

Come ovunque nel mondo, il continente africano è soggetto a rischi climatici sempre più gravi e frequenti. Con un bilancio particolarmente catastrofico. Da mesi, nel Corno d’Africa, una siccità storica fa morire di fame uomini e animali. In Sud Sudan, Ciad e in tutta l’Africa occidentale, piogge torrenziali stanno mietendo vittime e rovinando vite.

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Come sappiamo, una piaga climatica colpisce una popolazione tanto più gravemente quando il suo livello di reddito è basso. Tuttavia, l’Africa subsahariana concentra più della metà (55%) delle persone che vivono sia in condizioni di povertà estrema che in aree ad alto rischio di inondazioni, secondo un rapporto pubblicato alla fine del 2020 dalla Banca Mondiale. Nell’indice ND-GAIN, che misura la resilienza ai cambiamenti climatici, nove dei dieci paesi classificati come più vulnerabili sono africani. Osservazione amara per un continente che emette meno del 4% delle emissioni globali di CO2 pur essendo la patria di quasi il 17% della popolazione mondiale.

Riusciranno finalmente i leader africani a catturare pienamente l’attenzione dei paesi industrializzati? “Dato che sono i principali inquinatori di questo pianeta, sono loro che devono finanziare l’adattamento”, ha insistito lunedì 5 settembre il presidente senegalese Macky Sall, in occasione di un vertice, a Rotterdam (Paesi Bassi), dedicato alle sfide dell’Africa di fronte ai cambiamenti climatici. Presidente in carica dell’Unione Africana, non ha mancato di notare con amarezza l’assenza dei suoi omologhi dei paesi ricchi a questa conferenza, che è stata comunque organizzata sul suolo europeo e alla quale sono stati invitati. Abbastanza per alimentare il processo sull’ingiustizia climatica istruito dagli africani, che hanno già solide argomentazioni.

Una mazza

In effetti, le economie avanzate non stanno ancora prendendo il toro per le corna quando si tratta di ridurre le emissioni. Peggio ancora, gli Stati Uniti o la Germania potrebbero aumentare la loro produzione di petrolio o carbone in patria, ma hanno decretato – con una quarantina di altri importanti donatori tra cui la Francia – nel 2021 che non sosterranno più progetti di investimento all’estero nei combustibili fossili. Un duro colpo per gli africani, desiderosi di sviluppare i loro grandi giacimenti di gas e fornire elettricità ai 600 milioni di abitanti del continente che ne sono ancora privi.

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Inoltre, le promesse fatte ai paesi in via di sviluppo tardano a essere onorate. A fine luglio l’OCSE indicava che i finanziamenti per il clima mobilitati dai Paesi ricchi avevano raggiunto nel 2020 83,3 miliardi di dollari (73 miliardi di euro quell’anno). Al di sotto, quindi, i 100 miliardi annui che ancora si impegnano a fornire per nazioni vulnerabili. Una cifra che, peraltro, sembra già insufficiente vista l’entità del compito.

Appuntamento fissato per la conferenza delle Nazioni Unite sul clima (COP27) che si terrà a novembre a Sharm El-Sheikh (Egitto). In Africa, appunto. L’occasione per sostenere che il continente non chiede la carità anche se possiede alcune delle chiavi del problema. Le sue gigantesche riserve di minerali (cobalto, bauxite, litio, uranio, ecc.) sono un anello essenziale nello sviluppo di tecnologie a basse emissioni di carbonio. Ma che si tratti di sviluppare questo potenziale o di elaborare strategie di adattamento, nulla può essere fatto senza un percorso chiaro e finanziamenti adeguati.

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