dopo la vittoria del “no” al referendum sulla nuova Costituzione, il governo viene rimescolato


Quarantotto ore dopo la massiccia vittoria del “no” al referendum sulla nuova Costituzione, respinta domenica 4 settembre dal 62% degli elettori, martedì il presidente Gabriel Boric (a sinistra) ha effettuato un rimpasto, il primo dal suo arrivo al potere a marzo. Questi nuovi arrivati ​​testimoniano un riorientamento dell’esecutivo verso il tradizionale centrosinistra, con l’integrazione di personalità di lunga carriera politica, dai governi dell’ex presidente socialista Michelle Bachelet (2006-2010 e 2014-2018), ancora popolare nel nazione.

“Politicamente questo è forse, e non ho motivo di nasconderlo, uno dei momenti più difficili che devo affrontare”ha detto Gabriel Boric sulla scia dell’annuncio del rimpasto, invitando il “supera[ement] differenze”a uno “maggiore coesione” e a “riacquistare fiducia” cileni.

Problemi di sicurezza

Novità di rilievo: l’arrivo al ministero dell’Interno di Carolina Toha, 57 anni, ex sindaco di Santiago ed ex portavoce del governo Bachelet, le cui capacità politiche sono unanimi. In questa posizione chiave, dovrà in particolare gestire il conflitto intorno alla restituzione delle terre della popolazione indigena Mapuche, nel sud del Paese. Falso passo, recrudescenza della violenza, è soprattutto questo dossier che ha avuto la meglio sul suo predecessore, Izkia Siches, ma coronato da grande popolarità quando è arrivata al governo sei mesi fa. La sua sfida consisterà anche nel fornire risposte in termini di insicurezza, una delle grandi preoccupazioni dei cileni.

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Ana Lya Uriarte, 60 anni, altra figura degli anni Bachelet – fu ministro e poi capo di gabinetto sotto i suoi mandati – è stata nominata alla carica strategica di segretario generale del governo, responsabile dei rapporti tra l’esecutivo e il Congresso. Il suo compito principale sarà quello di oliare le trattative con le formazioni centriste, in vista di alleanze al Congresso, dove il governo non ha la maggioranza. Mme Uriarte succede a Giorgio Jackson, storico amico del presidente, che si unisce a un ministero meno vicino al cuore del potere, dello sviluppo sociale. Il suo cambio di incarico, così come la partenza di Izkia Siches, segna quindi l’allontanamento degli amici intimi trentenni del Capo dello Stato, che, come lui, provenivano dalla rivolta studentesca del 2011.

Si è così voltata pagina per il governo Boric, il cui programma ideologico era intimamente legato alla bozza di Costituzione bocciata domenica. “Il programma del governo, la sua profondità, dipende in gran parte anche da ciò che accadrà il 4 settembre”, ha affermato a giugno la portavoce del governo Camila Vallejo, presagindo difficoltà nell’applicazione delle riforme in caso di rifiuto. Dopo essere stato sospeso per sei mesi dal risultato referendario, “Il governo finalmente sa qual è il suo quadro. Possiamo dire che il governo di Boric inizia adesso”crede Jaime Baeza, politologo presso la Facoltà di Governo dell’Università del Cile.

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