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Juve e Jaunie / C1 / Gr. H/PSG-Juventus/SOFOOT.com

Juve e Jaunie / C1 / Gr.  H/PSG-Juventus/SOFOOT.com


Sollevata da una sostanziale finestra di mercato, la Juventus sfida comunque il PSG mostrando ambizioni minimaliste quasi quanto il gioco che offre con la palla. Strutturalmente malata, la Vecchia Signora può resistere solo a un club della regione dell’Ile-de-France che raramente abbiamo visto così focoso individualmente, al momento dell’inizio della sua stagione di C1?

Massimiliano Allegri è l’allenatore della Juventus. Un club 36 volte campione d’Italia. Nove volte finalista della C1, per due vittorie. La decima squadra di calcio che ha generato più entrate al mondo nel 2020. Eppure ecco cosa ha detto sabato scorso il tecnico italiano sulle ambizioni della sua squadra, prima di affrontare martedì il PSG: “PSG? Siamo realisti… La partita da vincere è quella in casa contro il Benfica, che giocheremo nella prossima giornata di Champions League. » Ecco come appare da due anni la versione Juventus Allegri: un grande club, con piccolissime ambizioni.

Il grande vuoto di Firenze

Per convincersi è bastato infliggere la visione delle prime cinque partite della Vecchia Signora in questa Serie A. Il suo primo successo sembrava una farsa, contro un Sassuolo più giocoso e più intraprendente, ma piantato dalle gesta individuali di Ángel Di María e Dušan Vlahović. L’illusione, tuttavia, non poteva durare. Estinta collettivamente contro la Samp (0-0), consistente per un tempo contro la Roma prima di crollare (1-1), la Vecchia Signora chiede due pareggi piuttosto scialbi. Il suo poco brillante successo contro lo Spezia (2-0) – sempre grazie a una punizione sbalorditiva di Vlahović – non ha già ingannato nessuno. Sabato scorso, la Vecchia Signora ha toccato il fondo con un vergognoso punteggio collettivo contro una Fiorentina dominante, privata della vittoria solo per un rigore sbagliato di Luka Jović (1-1).

Cosa sta succedendo alla Juventus in questa stagione? Lo stesso dell’ultimo esercizio, con alcune variazioni. Massimiliano Allegri è ancora alla guida di una squadra i cui principi di gioco saranno descritti come anacronistici dai più ottimisti, antidiluviani da altri. Quest’ultimo incontro contro la Fiorentina è insomma molto illustrativo dell’approccio dei piemontesi alle partite. In primo luogo, la Juve è una squadra estremamente sequenziale, capace di imporre forti pressioni sull’avversario, ma in tempi molto brevi. Contro Roma, La Spezia, poi Fiorentina, è riuscita ogni volta a massimizzare i suoi highlights, a segnare fin dai primi 10 minuti di gioco: Vlahović – doppietta su punizione -, poi Milik contro i Violets, si è così portato subito in vantaggio al tabellone segnapunti. Il Bianconeri dall’altro sono perfettamente incapaci di mantenere il livello di aggressività mostrato fin dall’inizio. Concretamente, la squadra si ritrova poi caricaturale a giocare a muro basso, nei suoi trenta metri, senza mai far valere una reale voglia di mettere piede sulla palla. L’idea sembra puntare su una disciplina difensiva esemplare, per poi girare contro, puntando sul talento dei torinesi, e Vlahović in particolare.

Vlahović et les autres

Abbozzato, ma non del tutto assurdo sulla carta. La teoria, tuttavia, non regge all’esercizio pratico. Il centrocampista è tutt’altro che sovrano nelle uscite di palla, colpa di una vistosa assenza di automatismi collettivi e di singoli (Locatelli, Rabiot, McKennie) la cui creatività con la palla resta limitata. I terzini si proiettano pochissimo in fase offensiva, e il terzetto offensivo è spesso ridotto a difendersi da solo davanti. La densità che la Juve mette dentro e intorno alla propria area le dà il più delle volte una copertura difensiva soddisfacente, ma sbilancia anche il blocco di squadra, allineato troppo in basso per mettere in pericolo la porta avversaria. In quest’ottica deve necessariamente concludere le poche occasioni che gli vengono regalate, che assegnano a Dusan Vlahović (già autore di 4 gol in altrettante partite di Serie A) un ruolo assolutamente determinante. Ridurre l’influenza del serbo potrebbe benissimo permettere al PSG di sterilizzare il piccolo genio offensivo della formazione piemontese.

Messa alle strette sulle basi, anche la Juve non è insensibile agli errori. A Firenze questo sabato ha sofferto molto, totalizzando solo il 40% di possesso palla e subendo 17 tiri, per soli 4 tentativi dalla sua parte. Soprattutto avrebbe potuto perdere la partita, mentre Leandro Paredes – autore di una mano in area – aveva offerto un rigore ai Violets, sbagliato da Jović. Un errore tra gli altri: se Gleison Bremer – ingaggiato dal Torino quest’estate – solidificasse l’asse juventinoi lati della difesa bianconera rimangono relativamente friabili. Sulla destra Juan Cuadrado – esterno di formazione – non eccelle né nel piazzamento né nell’uno contro uno, quando Alex Sandro è oggi solo un terzino piuttosto banale e dimenticabile in Serie A. Questa squadra lì può giocare solo una sporca trucco sul PSG? La cosa non è impossibile. Nella fase a gironi contro il Chelsea la scorsa stagione, la Vecchia Signora aveva barricato la sua superficie, prima di vincere contro il percorso di gioco, grazie a un pedone di Chiesa. Ma, ancora una volta, l’illusione non poteva reggere. Al ritorno, la Juve aveva subito un umiliante 4-0 in Inghilterra. Infine, ha sicuramente ragione Massimiliano Allegri quando spiega di no “realistico” immaginare che la sua formazione finisca davanti al PSG, al termine della fase a gironi. Quello che dimentica di ricordare è di essere uno dei principali colpevoli dei mali di una squadra che sembra rimpicciolirsi anno dopo anno.

PSG, attenzione all’inizio

Di Adriano Candeau

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