contraccolpo per Giorgia Meloni e lo stemma del suo partito sospettato di riferimento a Mussolini


“Eccolo, il nostro bellissimo simbolo depositato per le prossime elezioni. Un simbolo di cui siamo orgogliosi”, commenta colei che potrebbe diventare in poche settimane la prima presidente donna del Consiglio italiano. Secondo alcuni analisti, la base del logo rappresenta la tomba di Benito Mussolini a Predappio (nord), città natale del “Duce” dove decine di migliaia di persone visitano ogni anno la cripta di famiglia.

Per fortuna, questo previsto ritorno alle urne per gli italiani avvenne a quasi un secolo dall’indomani della storica marcia su Roma di Benito Mussolini il 28 ottobre 1922, dopo la quale il dittatore prese il potere per tenerlo con una mano. due decadi.

fiamma fascista

Fu il Movimento Sociale Italiano (MSI), fondato nel 1946 da ex fascisti o simpatizzanti, che per primo fece della fiamma il suo vessillo. Giorgia Meloni, 45 anni, era lei stessa membro del Fronte della Gioventù, il suo movimento giovanile.

La fiamma ha sedotto altri diritti radicali in Europa. In occasione della fondazione del Fronte nazionale francese nel 1972, Jean-Marie Le Pen adottò la fiamma tricolore italiana ma negò ogni affinità con il MSI, se non la sua opposizione al comunismo. “Non si dovrebbero trarre conclusioni da questi grafici identici. Abbiamo usato questa fiamma tricolore perché ci sembrava la più bella sul mercato”, spiegò il 3 novembre 1972 al quotidiano delle 20.00.

In Italia, la controversia è riemersa di tanto in tanto dalla creazione di Fratelli d’Italia alla fine del 2012, in particolare con l’avvicinarsi delle elezioni. E anche questa volta la sinistra, che resta abissalmente indietro rispetto alla destra nei sondaggi d’opinione, riporta la questione al dibattito. La deputata del Pd (PD, a sinistra) Laura Boldrini ha così invitato Giorgia Meloni a “giustificare la presenza nello stemma di Fratelli d’Italia della fiamma tricolore, rappresentazione del regime uscita direttamente dalla tomba del dittatore”.

Se continua a ripetere che la sua famiglia politica ha “immagazzinato il fascismo nella storia” e che i “nostalgici del fascismo non hanno posto” nel suo partito, i suoi oppositori la invitano a unire gli atti al discorso.

“Simbolo di scusa”

In un’intervista ai primi di agosto al quotidiano della comunità ebraica Pagine Ebraiche, la senatrice a vita Liliana Segre, 91 anni, sopravvissuta ad Auschwitz e personalità molto rispettata in Italia, ha chiesto “fatti”. “Ho sentito tutto nella mia vita e, ancor di più, le parole non mi influenzano più molto. A Giorgia Meloni dico: inizia togliendo la fiamma dal logo della tua festa”.

Le critiche sono arrivate anche da un certo diritto della destra che accusa Fratelli d’Italia di ammorbidirsi e di non essere più degni dell’emblema.

“Hai cambiato idea, diventando rapidamente liberale, conservatore, europeista, atlantista? È un tuo diritto, ma togli definitivamente la fiamma tricolore dal tuo piccolo partito dal sistema, moderato”, ha affermato Roberto Jonghi Lavarini, attivista del movimento postfascista.

Amplia la tua base elettorale

Ignazio La Russa, ex MSI e co-fondatore di Fratelli d’Italia, difende che la fiamma “non è in alcun modo paragonabile a un simbolo del regime fascista e non è mai stata accusata, tanto meno condannata, come simbolo apologetico”.

Per la filosofa e giornalista Anna Bonalume, autrice di “Un mese con un populista” (a Pauvert/Fayard) sul leader della Lega, Matteo Salvini, altro leader dell’estrema destra italiana, la scelta di Giorgia Meloni di riprendere fiamma del Msi punta ad allargare la sua base elettorale agli italiani delusi da Gianfranco Fini, ex boss del Msi che aveva voluto “rispettabilizzare” il movimento e fondare una formazione più centrista, l’Alleanza nazionale.

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