Papa Francesco si fa carico dell’Ordine di Malta


Ci stiamo avviando verso la fine di una crisi di governance che dura dal 2016? In ogni caso, questa è la direzione che sembra voler prendere papa Francesco, attuando, sabato 3 settembre, la riforma dell’Ordine di Malta, dopo anni di aperta crisi e tensione tra i vertici di questo ordine creatosi al epoca delle Crociate e del Vaticano.

In un decreto firmato di sua mano, papa Francesco decide la promulgazione della nuova Costituzione dell’Ordine, oggetto di dibattiti tanto intensi quanto dolorosi per diversi anni. Anche se la Costituzione stessa non è stata pubblicata, né dal Vaticano né dall’Ordine stesso, Francesco agisce nel suo decreto su due elementi decisivi.

In primo luogo, il papa risolve il dibattito che da anni agita l’organizzazione cattolica: sì, l’Ordine di Malta è davvero un ordine religioso, e non un’organizzazione umanitaria. La fortissima tensione tra coloro che difendono il principio di un’organizzazione sostenuta da personale civile, e coloro che ritengono, al contrario, che l’Ordine debba essere diretto da uomini che hanno emesso i voti religiosi, viene così arbitrata a favore della seconda opzione .

La sovranità dell’Ordine di Malta messa in discussione?

Conseguenza di questo carattere religioso dell’Ordine: la sua dipendenza dalla Santa Sede. Ed è qui che le critiche cominciano già a salire, perché Francesco lo afferma senza mezzi termini: “Quindi, essendo un Ordine religioso, dipende, nelle sue varie articolazioni, dalla Santa Sede. » Una piccola frase che ha già fatto scorrere molto inchiostro, con alcuni che l’hanno vista come una sfida diretta alla sovranità dell’Ordine, materia di diritto internazionale finora indipendente dalla Santa Sede.

Un altro segno della presa in carico dell’Ordine e della sua riforma da parte del papa stesso: la nomina di “ministri” del luogotenente dell’Ordine, da lui stesso scelto già a metà giugno. Nel suo decreto, infatti, il papa sceglie un elenco di uomini incaricati di assumere il governo generale dell’Ordine. Tra questi il ​​francese Emmanuel Rousseau, nominato Gran Commendatore, e Alessandro de Franciscis, detto Gran Ospedaliero (equivalente al Ministro della Salute). Quest’ultimo è stato fino ad allora il medico responsabile dei reperti medici a Lourdes.

“Il papa vuole chiudere il fascicolo di Malta”

Infine, il 25 gennaio, Francesco convoca un Capitolo generale straordinario dell’Ordine. I rappresentanti dell’Ordine di Malta dovranno confermare – o meno – l’elenco degli uomini scelti dal papa. Una novità radicale poiché l’Ordine ha sempre eletto, fino ad oggi, il suo governo senza alcun intervento diretto di Roma.

«Questo nuovo governo è chiaramente sulla linea del Papa, commenta una fonte interna favorevole alla riforma. È chiaro che François vuole completare la pratica di Malta, che si trascina da troppo tempo. Ma quando si legge il testo, si parla ancora della sovranità dell’ordine. Ci impone semplicemente una fase di transizione per attuare la riforma. »

“I Romani Pontefici sono intervenuti più volte” nella storia dell’Ordine, giustifica papa Francesco nel suo decreto, rispondendo così a tutti coloro che lo accusano di interventismo illegittimo.

“Ostacoli” e “Difficoltà”

Francesco riconosce nel suo decreto il «ostacoli» e il “le difficoltà” incontrato lungo la strada, insiste sul “necessità di avviare un profondo rinnovamento spirituale, morale e istituzionale dell’intero Ordine”.

Questo decreto giunge a chiudere – si auspica a Roma – una crisi aperta negli anni 2016-2017, e da allora mai chiusa. A quel tempo, ciò che accese la polvere furono le dimissioni forzate del Gran Cancelliere dell’Ordine, Albrecht Freiherr von Boeselager. A quel tempo, l’Ordine lo accusò ufficialmente di essere indietro “problemi seri” da quando era un grande ospedaliero, equivalente a un ministro della salute.

Ufficiosamente, secondo Tavoletta, è accusato di aver consentito la distribuzione di preservativi ai malati di AIDS in Africa. Agli amici von Boeselager scrisse poi di essere stato destituito, su pressione del cardinale Leo Raymond Burke, allora legato pontificio per l’Ordine, perché sarebbe stato un “cattolico liberale”.

“Seppellirsi in una strategia di opposizione al papa sarebbe suicida”

Il licenziamento apre una gravissima crisi interna, ben al di là delle questioni di dottrina, e mai finita. E alimenta la volontà del Papa di cambiare le regole che regolano questa materia di diritto internazionale riconosciuta da più di 100 Stati.

Da allora, due campi si sono opposti, cristallizzati attorno a diverse questioni, tra cui l’identità religiosa dell’ordine e il metodo di elezione dei leader. Alcuni insistono sulla dimensione umanitaria e sovrana dell’Ordine. Gli altri sul fatto che deve essere un’organizzazione religiosa.

Ma è la sovranità dell’Ordine che più agita gli animi, e alimenta in particolare un’opposizione con il papa, accusato mezzo voce da alcuni di voler assumere il controllo dell’organizzazione e dei suoi mezzi finanziari. Primi oppositori della riforma voluta da Francesco: funzionari tedeschi a Malta, promotori di una visione più vicina a quella di una Ong. “Seppellirsi in una strategia di opposizione al papa sarebbe suicida”ha affermato, deluso, qualche mese fa a La Croix un cavaliere francese.

“È un po’ come House of Malta”

I colpi di scena sono così numerosi che anche all’interno dell’organizzazione alcuni hanno deciso di scherzarci sopra. “È un po’ come House of Malta”, riassume una fonte, con riferimento alla famosa serie americana sulla politica americana. Durante il processo, Francesco ha più volte mostrato impazienza, quando a gennaio ha chiesto che l’ordine lo presentasse, secondo una lettera interna che La Croce ha potuto consultare, e firmato dal cardinale Tomasi, delegato speciale del papa, “progetti concreti di riforma”. La battaglia attorno al testo ha avuto un ultimo sviluppo a metà agosto, quando 13 presidenti di associazioni nazionali dell’Ordine hanno scritto al papa per esprimere la loro preoccupazione per la riforma in corso.

“Se l’Ordine di Malta fosse riformato nella direzione proposta, subirebbe gravi danni e il lavoro dell’Ordine rischierebbe di essere compromesso”, potremmo leggere lì. Una lettera il cui tono, molto fermo, ha sorpreso anche nelle file dell’organizzazione, e che avrebbe potuto contribuire all’effetto opposto a quello cercato dai suoi autori: l’accelerazione della decisione di papa Francesco.

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