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in Belgio, giovani cattolici contro una messa in discussione della dottrina della Chiesa

in Belgio, giovani cattolici contro una messa in discussione della dottrina della Chiesa


“Le chiamate arrivano da ogni parte aprire il ministero ordinato alle donne e agli sposi” : la sentenza compare a conclusione della sintesi nazionale del processo sinodale nella Chiesa in Belgio, resa pubblica il 6 luglio dopo essere stata scritta sulla base di contributi che hanno coinvolto da 2.000 a 4.000 persone, secondo una stima dei suoi redattori.

Per alcuni giovani cattolici belgi, questi appelli al cambiamento vanno troppo oltre. Notando « una discrepanza tra certe affermazioni presenti nella sintesi e la realtà” vivono, circa 200 di loro, di età compresa tra i 15 e i 42 anni, hanno deciso di rispondere con una lettera aperta “rivolto al Nunzio Apostolico in Belgio, ai vescovi e a tutti i fratelli cristiani, rilanciato mercoledì 31 agosto dal portale ecclesiale Cathobel.

“Mancanza di comprensione”

“Ci è sembrato che, su più punti, alcune conclusioni del processo sinodale belga testimoniassero innanzitutto una mancanza di comprensione del mistero della Chiesa e del suo insegnamento”, scrivi ai firmatari, “da o vicino a diverse parrocchie e comunità” dal Belgio.

No, dicono, “Il problema che stiamo vivendo non lo è clericalismoma la fuga di certi pastori e l’assenza di fari, perché un cristiano non può discernere da solo”.

I firmatari hanno anche il «convinzione» che è il celibato dei sacerdoti « tesoro della Chiesa, perché è una delle prove dell’esistenza stessa di Dio», da “il sacerdote che (volontariamente) si priva dell’amore di una donna si abbandona interamente all’amore di Dio”. Tuttavia, “poiché non è un articolo di fede”, lo ammettono, i firmatari accoglieranno favorevolmente “ciò che la Chiesa discernerà” su questo argomento.

Sfida “estremamente pericolosa”.

La sintesi belga ha ancora di più “rattristato” queste giovani evocando una possibile ordinazione di donne. “San Giovanni Paolo II ha parlato sulla questione e ha spiegato che la Chiesa non aveva il potere di ordinare le donne, che non l’avrebbe mai fatto, e che questa realtà si applicava a tutti i cattolici in ogni momento, indicano. Mettere in discussione queste affermazioni è mettere in discussione il magistero della Chiesa (e per estensione l’adesione ai dogmi), che ci sembra estremamente pericoloso in un mondo dove già ci mancano delle linee guida chiare”.

Più in generale, i firmatari sono irritati dal fatto che la questione del ruolo delle donne in a “logica del potere” : “troppo contemporaneo e mondano”, questo disegno “si trova in alcuni commenti di sintesi, mentre nella Chiesa dovremmo essere in una logica di servizio”.

Questo intervento avviene in un momento in cui, in molti paesi, i giovani tra i 25 ei 40 anni hanno partecipato poco alla fase diocesana del processo sinodale. Il Vaticano si è allarmato e ha cercato di correggere la situazione lanciando – tardivamente – un questionario digitale rivolto alle nuove generazioni, molto connesse. “Partecipavano alle assemblee sinodali dei fedeli di una certa fascia d’età, ma tanto meno dei giovani”, sottolineato in un’intervista a La Croceil nuovo cardinale Jean-Marc Aveline, rilevandolo“una fotografia dei nonni non dà una bella immagine della famiglia e del suo dinamismo”.

“Molti di noi sono stati coinvolti in questo sinodo, altri si rammaricano di non essere stati abbastanza presenti”, si affidano ai giovani firmatari belgi, che si presentano come “il futuro della Chiesa cattolica in (i loro) paga».

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