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In Cile la bozza della nuova Costituzione messa alla prova dal referendum

In Cile la bozza della nuova Costituzione messa alla prova dal referendum


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Circa 15 milioni di elettori sono chiamati alle urne domenica 4 settembre per votare la nuova Costituzione del Paese, che sostituirà quella ereditata dalla dittatura di Augusto Pinochet. Il testo proposto contrasta radicalmente con l’attuale legge fondamentale, mirando in particolare a tutelare meglio i più poveri, e prevede riforme che spaventano gran parte dell’elettorato.

La data del 4 settembre è particolarmente ricca di storia in Cile: colpi di stato o rivoluzioni si sono verificati in questo giorno per tutto il 19e secolo. Diversi politici hanno poi ottenuto la vittoria presidenziale in questa data, come Salvador Allende nel 1970. E il prossimo 4 settembre potrebbe coincidere con una nuova tappa storica, avendo la popolazione cilena la possibilità di mandare all’oblio la Costituzione imposta nel 1980 dal regime militare di Augusto Pinochet, un testo poi più volte modificato ma mai sostituito.

I timidi tentativi avviati dopo il ritorno alla democrazia nel 1990 non sono mai riusciti a concretizzarsi, scontrandosi in particolare con l’altissima soglia di approvazione richiesta all’interno delle due Camere del Parlamento. Un potente movimento di protesta sociale ha cambiato la situazione nell’ottobre 2019: dopo diverse settimane di manifestazioni violente, il presidente Sebastian Pinera ha accettato una delle maggiori richieste provenienti dalla strada, l’adozione di una nuova legge fondamentale. Il 15 novembre 2019 i principali attori politici del Paese hanno adottato un “accordo per la pace sociale e la nuova Costituzione”.

Un anno dopo, nell’ottobre 2020, anche la popolazione è stata consultata e ha votato massicciamente (78,28%) per la stesura di un nuovo testo. Viene quindi eletta un’Assemblea Costituente di 155 membri, su base paritetica, riservando in particolare 17 seggi alle popolazioni indigene del Paese. Il 4 luglio è stata consegnata la bozza finale della Costituzione: un testo di 178 pagine, recentemente definito “umanista” sul quotidiano Le Monde da Elisa Loncon Antileo, presidente dell’Assemblea Costituente. “Lì vengono stabiliti nuovi grandi principi, compresi i più importanti che garantiscono ai cittadini il diritto all’istruzione, alla salute pubblica, a una pensione dignitosa, all’alloggio… – e ai diritti democratici”, riassume questo attivista e studioso del popolo mapuche.

Il riconoscimento dei popoli indigeni

La questione dei diritti delle popolazioni indigene ha assunto un’importanza sempre maggiore nelle ultime settimane. Secondo l’articolo 2, “la sovranità risiede nel popolo cileno formato da più nazioni”. Il progetto di Costituzione stabilisce la creazione di un’autonomia regionale indigena e riconosce l’esistenza di particolarismi legali per i popoli indigeni.

Se il testo mette in guardia contro ogni forma di “secessione territoriale”, la formula non è bastata a rassicurare chi teme di vedere le popolazioni indigene beneficiare di uno status privilegiato, a cominciare dai mapuche, che rappresentano circa il 10% della popolazione. Questa comunità chiede da decenni la restituzione delle sue terre ancestrali. E le sue richieste potrebbero trovare un’eco completamente diversa con la nuova Costituzione.

“Questo testo prevede che le comunità indigene possano votare su questioni che le riguardano. Ma alcuni hanno detto che ora potranno porre il veto a tutte le leggi del Paese, il che è completamente falso”, spiega a France 24 l l’accademica cilena Claudia Heiss, professore della Facoltà di Governo dell’Università del Cile a Santiago, che ha lavorato per molti anni sulla questione della riforma costituzionale.

Fervente sostenitrice del testo proposto per il referendum, ne sottolinea i notevoli progressi in termini di uguaglianza tra i sessi, riconoscimento dei diritti della natura e considerazione dei diritti digitali dei cittadini. Ma è ben consapevole della misura in cui le questioni sociali – come l’aborto, il cui accesso rimane molto limitato in Cile – pesano sulle scelte degli elettori. Il testo prevede quindi che lo Stato possa “garantire le condizioni” per la gravidanza, il parto, la maternità o l’interruzione volontaria di gravidanza che siano “volontarie e protette”. «Su questa questione, come su altri punti, è tutta questione di interpretazione. La nuova Costituzione non fornisce i dettagli, starà poi ai legislatori definire i testi», spiega Claudia Heiss. E per aggiungere: “Questa Costituzione apre finalmente una porta. Quella del 1980 impedisce il progresso in molti settori”.

Un voto obbligatorio

I progetti non mancheranno se verrà adottato il nuovo testo, che intende offrire maggiore tutela a questo Paese segnato da profonde disuguaglianze sociali, dopo oltre trent’anni di neoliberismo. Una profonda trasformazione che richiederebbe molti anni e porterebbe a un cambiamento nella vita politica cilena. Perché il testo propone anche la scomparsa, entro il 2026, del Senato, che lascerebbe spazio a una Camera delle Regioni preposta a gestire le questioni locali il più possibile.

“Questa Camera avrà pochissimo potere di controllo e si verificherà una concentrazione dei poteri all’interno della Camera dei deputati”, teme il politologo e storico Patricio Gajardo, ospite di un dibattito sul canale France 24 in spagnolo. L’accademico denuncia anche le “illusioni” di un testo che promette tante anticipazioni sociali senza dare la minima traccia di finanziamento, mentre l’economia locale sta vivendo un rallentamento nel 2022. E il “diritto a un’abitazione dignitosa e adeguata” viene presentato come uno spaventapasseri da alcuni detrattori di questo progetto di Costituzione che non esitano a minacciare espropri.

L’intenso dibattito politico degli ultimi due mesi, scandito da numerose ondate di disinformazione, ha messo in luce il timore di molti elettori di fronte a un testo di cui temono determinati provvedimenti. Il fronte del rifiuto è ampio e comprende anche esponenti del centrosinistra contrari a questa versione. La maggioranza degli elettori esprime anche l’intenzione di respingerlo, poiché la maggior parte dei sondaggi prevede una grande vittoria per il campo del “rechazo”, con circa 10 punti di anticipo.

L’affluenza alle urne sarà un fattore determinante in queste elezioni che, per la prima volta nella storia del Cile, saranno obbligatorie per tutte le persone di età superiore ai 18 anni, con chiave della multa per chi non adempirà al proprio mandato elettorale dovere. La prevista mobilitazione dei più giovani dovrebbe favorire l’approvazione della nuova Costituzione. Se prevale il “approvo”, il testo del 1980 sarà sostituito e entreranno in vigore le disposizioni transitorie. Viceversa, in caso di bocciatura, il nuovo Presidente Gabriel Boric avrà la difficilissima missione di tentare di avviare un nuovo processo costituzionale.

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