“Eravamo lupi”, l’ultimo tagliente romanzo di Sandrine Collette sulla nascita di un padre in un ambiente ostile


Autrice di thriller e vincitrice nel 2020 di numerosi premi per il suo romanzo post-apocalittico E sempre le foreste (JC Lattès), Sandrine Collette pubblica questo autunno Eravamo lupiun romanzo su un uomo ai margini della società, che vive in una remota regione di montagna, costretto a prendersi cura del suo bambino di cinque anni da solo dopo la tragica morte del suo compagno.

Il romanziere esplora in questo romanzo il posto dell’uomo nella natura e ciò che può, nonostante la violenza ei capricci dell’esistenza, fare un bivio per condurre l’uomo verso la sua umanità. Eravamo lupipubblicato il 24 agosto da JC Lattès, è nella lista dei dieci romanzi distinti dalle librerie indipendenti per la prima edizione di Les Défricheurs.

La storia : Da quasi vent’anni Liam sceglie di vivere in montagna, lontano dal mondo. Vive di caccia e da diversi anni condivide il suo rifugio con Ava, che gli ha dato un bambino. Un giorno, di ritorno dalla caccia, trova la moglie morta, uccisa da un orso. Nascosto sotto il suo corpo coperto di sangue, Aru, suo figlio di cinque anni, è vivo.

Al di là dell’orrore e della sua rabbia, si chiede Liam. Come prendersi cura di questo ragazzino che conosce a malapena, in una casa annidata a poche ore dalla prima casa? Chi si prenderà cura del bambino quando va a caccia? Come far crescere un bambino in questa natura selvaggia che ha scelto, tanto tempo fa, di vivere?

“Perché essere un bambino è un compito enorme, significa prendersi cura di qualcuno diverso da te stesso e non sono sicuro che tutti ne siamo capaci. È strano che non abbia mai avuto paura di niente, la notte, il futuro litiga o bestie feroci, mentre un bambino non passa, non so come parlargli, come dargli da mangiare, dove mettere le mani per portarlo.

“Eravamo lupi”

pagina 123

Liam inizia un viaggio a cavallo per affidare il figlio ai parenti. Ma le cose non vanno come aveva pianificato e lotta per contenere la rabbia che gli sale dentro: “Sono arrabbiato con la vita del mondo, il mondo giuro che lo ucciderò”. Fin dove si spingerà il suo odio? Riuscirà a prendere un’altra strada rispetto a quella tracciata dalla violenza del suo passato?

Sandrine Collette continua con questo nuovo romanzo a mettere in discussione la violenza degli uomini e il loro posto in una natura piena di bellezza e prepotente, esplorando il confine che separa l’uomo dall’animale. In un contesto selvaggio, ridotto alla sua espressione più semplice (sopravvivenza in una natura travolgente), affronta qui la questione della genitorialità, più precisamente quella della paternità, con un carattere pieno di handicap per garantire questa funzione.

Liam non ha niente da cui partire per essere un buon padre. Un’infanzia sotto il giogo di genitori violenti non le ha insegnato nulla su come prendersi cura di un bambino. Non capisce nemmeno cosa sia questo piccolo essere fragile, che lo preoccupa. E non vuole lasciare la sua vita in montagna, una vita che ha scelto per sé diciassette anni prima.

In una storia che si svolge in prima persona e senza molte virgole, come un flusso di pensieri da cui non si esce mai, si accompagna Liam nei recessi più oscuri della propria anima, a volte fino all’inimmaginabile.

La scrittrice, maestra del thriller, costruisce il suo romanzo come un ripido sentiero di montagna, con una lenta salita dove la tensione sale inesorabilmente, fino a una scena di violenza parossistica, una scena di ribaltamento che porta il romanzo giù per un pendio più dolce, e Liam in cammino verso un’umanità che glielo permetta “includi delicatamente Aru nella sua esistenza”che cosa “non è così facile quando tu stesso non hai avuto un’infanzia”per proteggere suo figlio e per trovare il suo posto di padre e di uomo su questa terra.

“Ieri abbiamo costeggiato un fiume e anche se eravamo ancora al nord faceva luci che non avevo mai visto. Non è che prima non esistessero ma non le guardavo”.

“Eravamo lupi”

pagina 140

Il romanziere interroga la natura e l’onnipresenza invadente dell’uomo, “come se non potesse fare a meno di mettere il culo dappertutto, un vero cane che piscia deve mostrare che c’è”. Ma una natura che sa difendersi e riappropriarsi dei propri diritti. “È come se odiasse noi, la natura, e appena facciamo qualcosa tende a distruggerla per riprendersi tutto lo spazio. Penseresti che non ci sia posto per lei e per noi, ce n’è uno di troppo là dentro”.

Sandrine Collette firma un romanzo affilato come una lama, riuscendo in un testo raccolto a installare una tensione palpabile, alla maniera della scrittrice americana Laura Kasischke, mentre esplora il mondo e l’anima umana fino in fondo, senza concessioni. Eravamo lupi è uno dei romanzi da non perdere di questa stagione letteraria.

Copertina del romanzo "Eravamo lupi"di Sandrine Collette, agosto 2022 (JC Lattès)

Eravamo lupidi Sandrine Collette (JC Lattes, 200 pagine, € 19,90)

Estratto : “È sempre lì che mi riporta indietro, quando siamo solo noi due sembra un pugno che ti colpisce in faccia tranne che è nello stomaco e nel cuore e all’improvviso penso al ragazzo, penso a me stesso e mi dico ma che ci facciamo qui. Andiamo a vedere il lago e poi torniamo a casa come se niente fosse. Come se bastasse rimettersi in fila e camminare dimenticando i giorni che precedettero e poi momento quello che non dimentico è l’esistenza come sarà dopo, l’esistenza impossibile io e il bambino e io non lo voglio Inoltre, la vera domanda non è cosa ci facciamo qui, la vera domanda è cosa sono Lo farò adesso, solo che mi è bloccato nella testa”. (Eravamo lupipagina 106)

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